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Blue Jeans per ELLE

Il sig. Oliviero Toscani, durante una sua lezione su Instagram,  ha dato a tutti una grande opportunità per metterci alla prova.
L’idea di Oliviero Toscani è quella di creare un nuovo numero della rivista Elle sui Blue Jeans. Per questo suo esperimento, ci ha chiesto di mandare delle foto con un’unica regola: devono comparire in qualsiasi forma i Blue Jeans.
Questa è la mia interpretazione.
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Progetto in quarantena di Oliviero Toscani.

Il sig. Oliviero Toscani, per il suo progetto che documenta la nostra quarantena ha chiesto una
Sequenza – Trittico: Autoritratto, Spazio, Emozione.

Fuck Disney

“Fuck Disney” da un’ idea di Oliviero Toscani insieme a Nicolas Ballario.
Fuck Disney, un progetto che denuncia il colosso più amato al mondo, Disney, ponendo l’attenzione sui suoi lati oscuri e sulle conseguenze che ha avuto negli anni sulle generazioni.
Sono nata nel ‘92 e sono cresciuta a pane e Disney, conosco praticamente tutte i cartoni e le canzoni a memoria ma nonostante questo, riconosco quanto questo Impero ha influito sulla mia vita perché mentre crescevo, L’impero Disney mi ha accompagnato e fatto vedere mondi fantastici ma mi ha detto anche molte bugie, nascondendo la realtà.
Quindi ho voluto partecipare a questa sfida #FUCKDISNEY con 3 foto che rappresentano l’influenza che Disney ha avuto su di me:
  • #1 Disney come un virus, una malattia che ti altera la percezione e ti tiene come in uno stato di incoscienza nella quale si abbassano le difese e il soggetto è modellabile a proprio piacimento.
  • #2 Disney che cambia la nostra visione del mondo.
  • #3 Disney che ci omologa.

VENTO E FOLLIA- presso Ex Manicomio di Volterra:

Progetto svolto durante il workshop 2017 di Oliviero Toscani, insieme  a Paolo
Crepet e Settimio Benedusi, nei quali ho cercato di raccontare i luoghi che ho visitato e la parte di me che rivedo in essi.

Il manicomio di Volterra nacque nel 1887, ospitava migliaia di persone ed era una delle strutture più grandi del nostro paese.
Purtroppo terapie invasive o tremendamente invalidanti come elettroshock e lobotomia erano all’ordine del giorno.
Sicuramente I pazienti trattati con le più diverse terapie vagavano per le stanze e i corridoi, quando non raggiungevano lo stato
vegetativo, privati della vita stessa. Dal 1978, dopo la legge Basaglia i padiglioni manicomiali vennero abbandonati.
Un ricordo della sofferenza di questo luogo sono i graffiti di N.O.F.4, Oreste Fernando Nannetti, paziente che con la fibbia della divisa
incise lungo il muro esterno del padiglione Ferri 180 metri di opere enciclopediche, sentimenti o biografia di crimini subiti, diventando
uno degli artisti più famosi del proprio periodo.
Ho avuto il privilegio di visitare l’ex Manicomio e vagando tra i corridoi dell’ospedale, ho cercato di immergermi il più possibile in
questo luogo pieno di storie e di dolore. Dalle finestre fischiava il vento e quando non c’era il silenzio era assordante.
Camminare per le varie stanze è stato emotivamente coinvolgente e per questo non è stato semplice decidere come raccontare
questo luogo, le persone che ci hanno vissuto e nel quale hanno perso la vita senza cadere in immagini banali.
Ho iniziato ad immesimarmi negli ex pazienti dell’ospedale e subito mi sono sentita come imprigionata e ad un certo punto mi è venuto
spontaneo alzare la testa verso il soffitto, come per cercre un pò di pace, per sfuggire alle pareti soffocanti. Ed è lì che per me,
la storia che volevo raccontare ha preso vita.
Tante stanze rovinate dal tempo, soffitti con lampade semi distrutte, ma che in passato rappresentavano la luce, quella luce che
i pazienti non potevano quasi mai vedere all’esterno. Chissà quante volte, sdraiati in quei letti, i pazienti hanno guardato il soffito e
quella luce che rappresentava la loro via di fuga.
Anche qui, ogni lampada racconta storie, pensieri, sogni, ogni soffitto, rovinatosi nel tempo, rappresenta il loro cielo. Sarebbe bello
se quelle povere persone che avevano bisogno di aiuto, avessero avuto la forza, anche solo per un momento, di immaginare non
più un letto di ospedale, ma un prato; non un soffito bianco ma un cielo blu cobalto; non un fredda lampada al neon, ma un caldo
sole che crea vita.

IMMAGINARE Rimini Fuori Stagione – presso la spiaggia Grand Hotel di Rimini

Progetto svolto durante il workshop 2017 di Oliviero Toscani, insieme  a Paolo
Crepet e Settimio Benedusi, nei quali ho cercato di raccontare i luoghi che ho visitato e la parte di me che rivedo in essi.
Rimini è una città indissolubilmente legata all’estate, e la sfida è stata quella di raccontare Rimini nel luogo in cui prende vita, la
spiaggia, però fuori stagione.
Camminando per la spiaggia del Grand Hotel, ho cercato dei particolari che mi permettessero di descrivere le due facce di Rimini.
E così la mia attenzione è stata catturata da vecchie scarpe o ciabatte, che da mesi erano rimaste sulla spiaggia, abbandonate.
Guardandole mi sono chiesta chi fosse il proprietario, se fosse un adulto, un bambino, se la persona ne avesse persa solo una, se
l’avesse lasciata li per sbaglio oppure se l’avesse persa in mare e la corrente l’avesse portata sulla spiaggia.
Ogni scarpa ritrovata ha una storia, e subito nella nostra mente visualizziamo situazioni in quella Rimini calda e caotica che, fuori
stagione, sulla spiaggia, lascia i resti della sua vita estiva.